Un attentatore della Maratona di Boston coinvolto in un triplice omicidio

| Nuovi dettagli emergono sulla presunta partecipazione di Tamerlan Carnaev ad un caso tutt’ora irrisolto, avvenuto pochi mesi prima della strage alla maratona

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Due esplosioni a pochi secondi di distanza una dall’altra: muoiono cinque persone, altre 200 sono ferite, qualcuno subisce ferite gravi e amputazioni che si poterà dietro per tutta la vita. Era il 15 aprile 2013 alla Maratona di Boston, il giorno che rappresenta la tragica firma della follia di Tamerlan e Džochar Anzorovič Carnaev, due fratelli di origine cecena. Pochi giorni dopo, per catturare il primo si scatena un’imponente caccia all’uomo che blocca il sobborgo di Watertown: Tamerlan muore in uno scontro a fuoco con la polizia, Džochar viene catturato e accusato di uso di armi di distruzione di massa, danni e omicidio colposo, quanto basta perché nel 2015 una giuria gli assicuri la pena di morte.

Ma quella vicenda, che ormai sembrava chiusa e pronta da impacchettare per gli archivi delle stragi in America, ha ancora dei lati oscuri che un team di agenti di polizia sta cercando di risolvere. Prima della strage alla maratona di Boston, il nome di Tamerlan sarebbe collegato a un triplice omicidio tutt’ora irrisolto, avvenuto a Waltham, Massachusetts, l’11 settembre 2011, nel decimo anniversario degli attentati alle Torri Gemelle di New York. Proprio in questi giorni, alcuni atti giudiziari federali resi pubblici dimostrano il collegamento e tirano in ballo anche Ibragim Todashew, ex pugile ed esperto di arti marziali, amico di Tamerlan, ucciso il 22 maggio 2013 nel suo appartamento di Orlando, in Florida, dall’agente dell’FBI Aaron McFarlane nel corso di un interrogatorio che aveva scatenato la violenta reazione del ceceno.

Prima di essere ucciso Todashev avrebbe confessato e descritto in dettaglio il triplice omicidio compiuto insieme al più grande dei due fratelli Carnaev. Almeno inizialmente, i due avevano solo intenzione di rapinare tre giovani di Waltham: li avevano adocchiati, seguiti ed erano entrati nell’appartamento con la forza, spianando una pistola, e sotto la minaccia delle armi si erano impossessati di denaro e preziosi. Poi però hanno deciso che non era il caso di lasciare testimoni: i tre sono stati legati, picchiati e uccisi con delle profonde coltellate alla gola. Todashev e Tamerlan sono tornati qualche ora dopo nell’appartamento per ripulire la scena del crimine, eliminando tracce e possibili impronte digitali.

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