Usman Khan, il killer di Londra che aveva ingannato tutti

| Noto all’antiterrorismo per essere un reclutatore e organizzatore, era riuscito a far credere di essersi ricreduto fino ad ottenere permessi speciali per spostarsi: l’ultimo per Londra, dove ha ucciso due giovani

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C’è una macabra e terribile coincidenza nell’attacco terroristico di venerdì scorso sul Tower Bridge di Londra: le due vittime di Usman Khan, l’attentatore che alcuni coraggiosi hanno tentato di fermare, ucciso poco dopo dalla polizia, erano due brillanti giovani appena usciti da una conferenza stampa che aveva come tema la riabilitazione dei detenuti. Jack Merritt, 25 anni, lavorava per “Learning Together” dopo la laurea a Cambridge, lo stesso percorso universitario di Saskia Jones, 23 anni: anche lei, appena uscita dalla conferenza stampa, credeva fortemente nella possibilità di dare una seconda opportunità a chi nella vita aveva sbagliato una volta. Ironia della sorte, Learning Together era il percorso che aveva aiutato anche Usman Khan, l’attentatore, a uscire di galera.

Ma la riabilitazione non era quello in cui credeva il soldato dell’Isis 28enne che ha riportato sangue e terrore a Londra. Era già stato arrestato per terrorismo nel 2010, quando nel corso di un’operazione di polizia il suo nome era stato incluso nel commando che voleva far saltare in aria il quartiere finanziario della capitale inglese. È proprio il suo passato e una fedina penale che andava ben oltre i sospetti, a gettare nella polemica i tagli del governo alla polizia e l’operato stesso di Scotland Yard.

In queste ore, di Usman Khan saltano fuori immagini che lo riprendono ancora ragazzino, aveva solo 14 anni, mentre rideva divertito davanti ad un televisore che trasmetteva le immagini dell’attacco alle torri gemelle di New York del 2001. Tre anni dopo, la polizia aveva fatto irruzione nell’appartamento dove viveva con la famiglia. Nello stesso anno, Khan aveva iniziato a predicare l’estremismo islamico per conto del gruppo terroristico Anjem Choudary al-Muhajiroun. Si faceva chiamare Abu Saif, ed era stato fotografato mentre sventolava una bandiera di Al Qaeda. Figlio immigrati pakistani provenienti dalla regione del Kashmir, aveva tre fratelli maggiori: suo padre lavorava come tassista, la mamma restava a casa e pensava alla famiglia. Ancora adolescente, Khan era stato indagato per idee estremiste e per aver radicalizzato alcune persone vulnerabili, ma dopo 20 mesi di indagini la Crown Prosecution Service aveva dovuto cedere: le prove a suo carico erano insufficienti per arrivare ad una condanna. Ma quando il nome di Usman Khan compare anche fra le file di “Islam4UK”, un altro gruppo estremista, i servizi di sicurezza lo rimetteno sotto stretta sorveglianza. Microspie installate dall’MI5 nella sua abitazione lo registrano mentre illustra a qualcuno come costruire una bomba. Il gruppo, che si definiva i “nove leoni”, si era incontrato più volte nel Galles per discutere su come addestrare terroristi locali, inviare lettere esplosive, far saltare in aria pub e usare una bombe a frammentazione per fare più danni e vittime possibili nella zona della Borsa di Londra. Dopo l’arresto del gruppo, Khan è stato il primo a dichiararsi colpevole, ben sapendo che avrebbe ottenuto una riduzione della pena. Nel 2012 è stato condannato a 16 anni di reclusione, ma il suo nome rientrava fra coloro che potevano richiedere il rilascio dopo aver scontato 8 anni, a patto che una commissione per la libertà vigilata si fosse convinta che non costituiva più una minaccia.

Era andata così. Quando esce di galera, con obbligo di dimora a Stafford, Khan si unisce al programma Learning Together, voluto dall’Istituto di Criminologia dell’Università di Cambridge per la riabilitazione dei detenuti. All’inizio di quest’anno, Khan aveva addirittura ottenuto un permesso speciale per partecipare ad un evento ospitato a Whitehall: a tutti era sembrato diverso, ben disposto a impegnarsi nei programmi di prevenzione per de-radicalizzare gli estremisti.

La stessa dispensa speciale gli era stata rilasciata per potersi recarsi a Londra e prendere parte alla conferenza stampa di Learning Together. Ma questa volta è andata diversamente: ha scelto di uccidere due persone e ferirne altre tre prima di essere freddato dalla polizia. Si pensa che abbia viaggiato in treno da Stafford fino alla stazione di Londra Euston: la polizia ha recuperato le immagini delle telecamere a circuito chiuso dalla stazione.

I vicini l’hanno visto l’ultima volta 24 ore prima che fosse ucciso dalla polizia: era sul sedile dell'autista di un taxi privato a noleggio e “fissava in modo strano le persone che passavano davanti all’auto”. 

Poco prima di dirigersi verso il Tower Bridge, il terrorista aveva diffuso una poesia in cui inneggiava al martirio: “Scrivo affinché le mie parole diventino una luce rilassante, scrivo per poter esprimere ciò che sento sia giusto fare”.

Galleria fotografica
Usman Khan, il killer di Londra che aveva ingannato tutti - immagine 1
Usman Khan, il killer di Londra che aveva ingannato tutti - immagine 2
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