19 gennaio 2038, arriva l’apocalisse degli smartphone

| Eredi della paure dell’anno 1000, il Millennium bug del 2020 e l’analogo problema riscontrato all’inizio di quest’anno sarebbero sciocchezze in confronto alla catastrofe che dovrebbe capitare ai nostri sistemi digitali tra meno di 18 anni

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Di Marco Belletti
Il “Millennium bug” potrebbe tornare. Il difetto informatico che si è manifestato al cambio di data dalla mezzanotte di venerdì 31 dicembre 1999 al sabato 1 gennaio 2000 mandando in tilt tutti i sistemi di elaborazione dati, potrebbe manifestarsi nuovamente, creando questa volta un’apocalisse informatica ben più grave rispetto a quella di oltre 20 anni fa, che si era aggiunta alle numerose altre paranoie sul passaggio dal 1999 al 2000.

La paura del transito da un millennio all’altro non è caratteristica peculiare della nostra era digitale, in quanto la storia è piena di racconti che parlano dei terrori provati dai nostri antenati medievali che hanno vissuto il passaggio dell’anno Mille. In realtà questo mito negativo è stato elaborato secoli più tardi e non corrisponde alla realtà. In epoca rinascimentale è stato tramandato che nel Medioevo fosse una credenza comune che la fine del mondo sarebbe arrivata al termine del X secolo, e l’idea sarebbe stata confermata dalla diffusione di carestie, epidemie, fenomeni astronomici e visioni delle giovani vergini o dei prelati, esaltati dal consumo di segale cornuta che provocava allucinazioni.

In realtà questo mito giunto senza mai appannarsi fino a noi, non rappresenta la realtà in quanto la quasi totalità della popolazione medievale non si aspettava certo la fine del mondo al termine del 999. Per inciso, il 999 non era l’ultimo anno del X secolo, che si è invece concluso solo un anno più tardi, tra il 1000 e il 1001, primo anno del nuovo secolo e del nuovo millennio.

Questo fatto è confermato da alcuni documenti, come la bolla emessa da Papa Silvestro II il 31 dicembre 999 o come il contratto d’affitto a lungo termine riguardante le terre del monastero di San Marziano di Tortona, anche questo siglato nel 999. Che senso avrebbe redigere un contratto di tal genere senza sapere se il mondo continuava a esistere o sarebbe terminato di lì a poco?

E neppure gli uomini di chiesa che hanno vissuto il fatidico cambio di millennio hanno dimostrato preoccupazioni. Abbone di Fleury, morto nel 1004, nei suoi scritti non ha nessun dubbio o paura riguardo al concludersi di secolo, millennio e mondo. Del resto il compito dei preti sarebbe quello di tranquillizzare il popolo.

Come se non bastasse, la gente molto spesso non scrive di quanto conosce, ma di ciò che crede essere vero e buona parte delle motivazioni del mito dell’anno Mille nascono da questa cattiva abitudine umana. Inoltre, con il nuovo millennio migliorano le condizioni di vita generali, con più produttività dei campi, l’ampliarsi delle città, l’espansione di cultura, architettura e arte. Gli storici dell’epoca tendevano a pensare che fosse accaduto perché, prima dell’avvento del nuovo secolo, la gente era “bloccata” dalla paura guidata dall’ignoranza e dalla superstizione. Il pensiero progressista degli illuministi che sarebbero di lì a poco arrivati, nella foga eccessiva di dare risalto alle loro opinioni positiviste, avevano denigrato eccessivamente il passato, segnandolo negativamente per il resto della storia.

Negatività e pessimismo sono giunti fino ai giorni nostri, così come la paura ancestrale e immotivata se alla fine del 1999 negli Stati Uniti il terrore di potenziali catastrofi a causa del Millennium Bug ha fatto sì che i supermercati venissero svuotati e gli acquisti di cibo, acqua e armi aumentassero in modo esponenziale. In realtà era abbastanza evidente che non sarebbe successo nulla anche per il considerevole sforzo degli informatici di tutto il mondo, con l’ufficio di coordinamento delle Nazioni Unite per prevenire il bug che ha stimato una spesa complessiva di 500 miliardi di dollari. Un dubbio però c’era, motivato dal modo di conteggiare il tempo da parte dei primi computer: per risparmiare byte in un’epoca in cui la memoria dei PC non era praticamente infinita come oggi, gli anni erano indicati solo con due cifre decimali. Quindi 00 era il 1900 e con l’avvicinarsi del 2000 a qualche informatico è venuto in mente che i computer non fossero in grado di capire che dopo 99 lo 00 era l’inizio di un nuovo secolo, e quindi avrebbero ricominciato il conteggio dal 1900.

In effetti qualche problema si è manifestato, per esempio i sistemi informatici dell’Osservatorio navale statunitense sono tornati all’inizio del secolo, numerose centrali nucleari hanno avuto problemi ad alcune apparecchiature, in Australia i sistemi di convalida dei biglietti sugli autobus si sono inceppati, in Spagna e Corea del Sud i computer dei tribunali hanno sbagliato le date dei documenti, in Inghilterra si sono manifestati problemi con le carte di credito, tanto che il 10% degli strumenti per leggere le Visa non era più in grado di riconoscerle. In Italia alcune bollette e fatture hanno riportato date sbagliate e i computer governativi di Cina e Hong Kong sono andati in tilt.

Per risolvere questi problemi gli informatici hanno trovato due soluzioni: una ha previsto la riscrittura di tutto il codice passando alle date riportate con quattro cifre, l’altra è stata un sistema più semplice, facendo in modo che solo le date dal 2000 al 2020 venissero accettate come successive al 1900, supponendo che nel giro di 20 anni tutti i sistemi sarebbero stati rinnovati. 

Purtroppo molti programmi non sono cambiati e sono ancora in uso oggi, come per esempio il linguaggio di programmazione “Cobol”, ideato nel 1959. E quindi all’inizio di quest’anno in alcuni computer tutto quello che andava oltre il 20 è stato letto come appartenente al secolo scorso. Il dipartimento dei trasporti di New York ha dovuto aggiornare manualmente oltre 14 mila centraline di controllo del traffico e in molti supermercati i registratori di cassa sono stati revisionati. Anche quest’anno non si sono verificati drammatici disastri, ma in ogni caso il modo in cui i computer contano il tempo va radicalmente rivisto.

Altrimenti tra 18 anni ci troveremo nuovamente in difficoltà, e questa volta sembra che i danni nel 2038 potrebbero essere molto peggiori. Saranno a rischio il linguaggio C e lo standard Unix, un sistema operativo tra i più vecchi e allo stesso tempo tra i più utilizzati per elaboratori di dati a livello centralizzato. Anche molti protocolli di rete che permettono agli smartphone di comunicare tra loro sono basati su un sistema Unix che funziona su una base di 32 bit. I sistemi a 64 bit – ormai diffusi in tutti i personal computer – non incontreranno problemi perché non hanno limiti di tempo, ma per gli altri, compresi i telefoni, sarà indispensabile un aggiornamento. I sistemi che funzionano su una base di 32 bit segnano il tempo a partire dal 1° gennaio 1970 ma non funzionano all’infinito: calcolano un valore massimo di 2 miliardi 147 milioni 483 mila 647 secondi, che scadono il 19 gennaio 2038, per la precisione alle 3.14’07”.

C’è già qualcuno che ha visto in quest’ora un simbolico collegamento con il “”(che viene arrotondato abitualmente a 3,14) altri invece temono una vera apocalisse tale che – quella dell’anno Mille – al confronto, era una scampagnata.

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