Buon compleanno Internet!

| Dapprima fu un singolo collegamento tra due università, quindi permise il trasferimento di semplici dati e informazioni, a volte anche in modo sbagliato, ma in cinquant’anni la piccola rete Arpanet è diventata il web di oggi

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Di Marco Belletti
Cinquanta e non sentirli, si potrebbe affermare parlando di Internet. E in effetti non sembra proprio che la “rete” abbia già raggiunto il mezzo secolo di vita. Risale al 29 ottobre 1969 il primo collegamento tra l’università di Los Angeles e quella di Stanford, il primo passo verso la realizzazione di un sogno che i progettisti dell’ARPA (l’Advanced Research Projects Agency) inseguivano da tempo: una biblioteca universale consultabile da chiunque in qualsiasi luogo del mondo, con facilità e rapidità. Quel primo collegamento era quello che i progettisti ritenevano dovesse in seguito diventare l’Intergalactic Computer Network, pensata dallo psicologo 54 enne Joseph Licklider che aveva ipotizzato come le biblioteche nel futuro sarebbero state connesse e virtuali.

Forse Licklider si era ispirato al grande Jorge Luis Borges che nel 1941 aveva pubblicato il racconto “La biblioteca di Babele”, descritta come un allucinante universo che essenzialmente è un luogo pieno di libri (composto da infinite sale esagonali) che raccoglie disordinatamente tutti i possibili libri in cui si susseguono sequenze di caratteri senza ordine, in tutte le possibili combinazioni per poter scrivere qualsiasi libro possibile.

Meno poeticamente di quanto potrebbe aver fatto Borges, Licklider ha fornito un contributo essenziale allo sviluppo di Internet, anche se più con idee che con invenzioni. Per esempio, oltre alle biblioteche digitali ha previsto la necessità di avere calcolatori in rete con una “interfaccia utente” facile da usare, la computazione grafica, il “punta-e-clicca” che porterà alla nascita del mouse, il commercio elettronico, le operazioni bancarie on-line e i software in rete che migrano dove sono più necessari. In pratica, Licklider è stato determinante nel concepire, finanziare e gestire la ricerca che ha portato ai moderni personal computer e a Internet. Un suo articolo sulla simbiosi tra uomo e macchina preannunciava la computazione interattiva e fu alla base dello sviluppo delle moderna applicazioni. Inoltre, lo scienziato ha ricoperto un ruolo importante nell’ideare e finanziare le prime ricerche sulle reti, a cominciare da Arpanet. Un altro testo da lui scritto nel 1968 sui calcolatori come dispositivi di comunicazione, predisse il loro uso in reti indipendentemente dalla loro localizzazione.

Tuttavia Licklider non riuscì materialmente a realizzare il suo sogno, in quanto nel 1967 fu sostituito a capo dell’Arpanet da Larry Roberts, che sviluppò il concetto di computer in rete. La sua idea fu creare una rete distribuita di computer per evitare gli spostamenti umani e usare le risorse di calcolo localmente, ma si trovò ad affrontare numerosi problemi. Per esempio, per collegare i computer con una linea telefonica – traducendo il linguaggio di macchine diverse e far viaggiare i bit senza perderli – Roberts si rivolse a ricerche contemporanee che avevano teorizzato la trasmissione dei dati come vagoni di un trenino con caricate le istruzioni: nacque così il “packet switching”. Era anche necessario instradare il traffico di dati in modo corretto: fu fatto utilizzando gli Interface Message Processor realizzati nel 1969, antesignani degli odierni router.

Studi successivi (Vinton Cerf e Bob Kahn) su Transmission Control Protocol/Internet Protocol (TCP/IP) risolsero il problema di non perdere le informazioni, come era per esempio successo durante il primo collegamento quando della parola da trasmettere (login) arrivarono solo le prime due lettere. Nel 1973 Bob Kahn iniziò a utilizzare il termine Internet (forse derivandolo da International Network) per definire le reti che si scambiavano i dati via TCP/IP. Ma fu solo dieci anni più tardi che il TCP/IP divenne lo standard di comunicazione della rete Arpanet e solo quando altre reti iniziarono a scambiarsi costantemente i dati con gli stessi protocolli cominciò ad affermarsi il termine Internet. Nel frattempo la rete Arpanet fu chiusa nel 1990 e nel 1995 i primi provider privati iniziarono a collegare i computer dei singoli cittadini.

Erano quindi trascorsi vent’anni perché il sogno della biblioteca universale diventasse realtà: successe nel 1989 quando Tim Berners Lee progettò il web così come lo concepiamo oggi, per permettere ai ricercatori del CERN di Ginevra di accedere a tutte le conoscenze loro necessarie in un unico luogo, in modo da far procedere rapidamente la cultura scientifica. Il web nacque grazie all’idea del linguaggio ipertestuale, lo stesso che oggi ci consente di navigare in rete come se sfogliassimo un libro, ma migliore perché interattivo e multimediale.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo a parlare degli esordi di Arpanet e del fatto che – nata in piena guerra fredda – fu utilizzata per battere i nemici sovietici nella corsa verso lo spazio grazie alla possibilità di facilitare lo scambio di dati fra i centri di calcolo sparsi negli Stati Uniti, rendendo immediatamente accessibile la conoscenza disponibile a tutti gli scienziati coinvolti.

Questa idea di una “rete di scienziati” fu suggerita da Dwight Eisenhower: il presidente americano la chiese per contrastare il lavoro svolto dai troppi scienziati sovietici che aveva seguito nel 1957 il lancio dello Sputnik. E pur se la creazione di questo network fu il prodotto dello sforzo congiunto di militari, imprenditori, hacker e accademici, Internet non fu originariamente pensato solo come un’arma militare, ma per migliorare la ricerca scientifica.

Nonostante ciò, per lungo tempo sopravvisse il luogo comune – dovuto principalmente a quattro fattori – che la rete Internet fosse nata per scopi prettamente militari. Il primo era che la nascita dell’embrione del web avvenne solo pochi anni prima che l’Arpa entrasse nel Pentagono diventando un ente di ricerca con compiti militari. Era il 1972 e trasformò il proprio nome in DARPA, Defense Advanced Research Projects Agency.

Il secondo fattore è che la creazione del packet switching fu realizzata da Paul Baran, ingegnere in un ente militare, che lavorò per creare un network di comunicazione in grado di restare operativo in caso di guerra. E a poco servì per sfatare questa credenza il fatto che Baran (convinto pacifista) decise di non brevettare il suo progetto, convinto che se la rete fosse stata di tutti si sarebbe impedita un’appropriazione militare.

Il terzo motivo di confusione fu che il progetto era finanziato dai militari, anche se in realtà non ne avevano il controllo. E infine, il quarto fattore è più recente: risale al 1993 quando un giornalista attribuì a Internet una natura militare. E anche se l’allora direttore dell’agenzia ARPA Charles Herzfeld smentì la notizia, la fake news rimase ben fissa nell’immaginario collettivo.

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